Come ormai ben sappiamo, il COVID-19 ha causato l’annullamento di tutti gli eventi in presenza, penalizzando fortemente l’interpretariato. Il settore, tuttavia, ha provato orgogliosamente a rialzarsi, riuscendoci piuttosto bene. Ne abbiamo parlato sul nostro blog qualche settimana fa. Sono state adottate infatti efficaci soluzioni in modalità remota, soluzioni che molto probabilmente verranno mantenute anche in futuro, in una pacifica convivenza con la modalità in presenza.

Abbiamo ritenuto che non ci fosse modo migliore per indagare in profondità e dall’interno sui cambiamenti nel settore dell’interpretariato nell’ultimo anno e mezzo se non chiedendolo direttamente a chi tali cambiamenti li ha vissuti sulla propria quotidianità. Perciò, abbiamo intervistato Corina Gabualdi, traduttrice e interprete da e verso greco, inglese, italiano e tedesco, che ci ha raccontato qual è stato l’impatto della pandemia sulla sua professione, anche in relazione all’evoluzione della sua vita personale con l’avvento della maternità.

Qual è stato il percorso formativo che ti ha portato alla carriera da interprete?

Il mio è stato un percorso formativo “anomalo”. Diciamo che nel mestiere di interprete e traduttrice ci sono un po’ “caduta dentro”. Sono cresciuta bilingue con l’italiano e il greco e a 16 anni sono andata a vivere in Germania, dove ho imparato bene anche il tedesco. Da piccola mi dicevano infatti che da grande avrei dovuto fare l’interprete e io, per reazione, non li ho ascoltati. Ho studiato lettere, fatto diversi lavori tra Germania e Italia e alla fine, a 32 anni, ho capito che dovevo sfruttare meglio le mie lingue. Ho trovato il Master di 1° livello in Interpretariato di Conferenza e in Traduzione dell’Agenzia Formativa tuttoEUROPA di Torino, ho superato le selezioni e mi sono buttata in questa nuova avventura, molto impegnativa, ma bellissima. Dopo il Master ho frequentato anche il secondo anno di studi, convertendo così il tutto in una laurea specialistica presso l’UNINT di Roma. Per la mia tesi ho voluto approfondire l’impatto del multilinguismo nell’interpretariato, analizzando il mio percorso linguistico personale.

Raccontaci com’era la tua vita professionale prima del COVID-19. Con che frequenza viaggiavi e dove?

Prima della pandemia viaggiavo molto. Avendo iniziato a lavorare con clienti di Torino e Milano, ho continuato a spostarmi molto anche dopo essere tornata a Roma, dove vivo ancora attualmente. Insomma, gli incarichi a Roma non mancano, ma da “esterna” e nuova nel settore ci ho messo un po’ a crearmi una rete qui, quindi mi spostavo continuamente. Capitavano anche le trasferte all’estero: Germania, Austria, Svizzera. Ma le esperienze più forti sono state sicuramente le trasferte di 4-5 settimane in Germania e poi a Genova, dove sono tornata più volte. In quel caso ti immergi totalmente in un nuovo mondo e diventi una collega vera e propria del team per il quale interpreti giorno dopo giorno.

Com’è cambiata la tua vita con il passaggio all’interpretariato online? Sei diventata mamma da poco; credi che l’interpretariato online ti abbia facilitato il lavoro in gravidanza? Credi che questa nuova modalità renderà più conciliabile il lavoro con gli impegni familiari?

Il passaggio all’interpretariato online non è stato facile e nemmeno immediato. Inizialmente non mi ero nemmeno impegnata ad adattarmi a questa nuova modalità. Ero molto presa da traduzioni e altri progetti, e vedendo tutti i colleghi che passavano all’interpretariato da remoto, ho pensato che per il calo di richiesta che c’era erano già tanti i colleghi pronti a rispondere ad essa. Poi, dopo qualche mese è arrivata una richiesta anche a me, poi un’altra ancora e così ho iniziato anche io.

È tutto molto diverso: manca la frenesia del treno alle 7 del mattino e poi la corsa al luogo dell’incarico, conoscere nuovi colleghi di cabina, il pubblico, anche il palco a volte, manca l’esperienza che uno fa al di fuori della cabina. Ma dopo tanti mesi di stallo si è talmente contenti di rimettere la cuffia che il resto passa in secondo piano; l’agitazione prima di iniziare e l’adrenalina mentre si lavora, quelle sì, sono rimaste.

Sicuramente, questo cambiamento nella modalità di svolgimento del nostro lavoro non poteva capitare in un momento migliore per me! Ho avuto una gravidanza che mi avrebbe comunque permesso di viaggiare e spostarmi, ma lavorare da casa, in tuta, seduta sulla palla fitness e circondata da snack di ogni tipo, è stato sicuramente un vantaggio per me. Infatti, l’ultimo incarico l’ho fatto a 3 giorni dalla data presunta del parto. Credo che sarà un vantaggio anche in futuro per me poter lavorare da remoto, perché sarò più limitata per via del bambino. Per ora non posso sicuramente accettare incarichi giornalieri, ma ho già in programma un Webinar di 2 ore la prossima settimana.

Quali sono, secondo te, i vantaggi e gli svantaggi dell’interpretariato da remoto?

Gli svantaggi sono sicuramente di carattere tecnico. Purtroppo, non tutti i clienti utilizzano piattaforme professionali e non forniscono un’assistenza tecnica adeguata. Spesso ci sono problemi di audio, di connessione, le immagini sono troppo piccole e risulta difficile leggere le slide se non abbiamo ricevuto le presentazioni prima, e così via. I vantaggi sono invece la flessibilità, il tempo guadagnato dagli spostamenti e la possibilità di lavorare con clienti anche esteri. Per esempio, ho iniziato una collaborazione mensile con un cliente greco. La mia collega di cabina è a Patrasso e interpretiamo per un centro culturale di Atene. Questa collaborazione non ci sarebbe mai stata se si fosse trattato di interpretariato in presenza. Per le aziende poi, i vantaggi sono soprattutto economici. Sono infatti molto curiosa di vedere quanti sceglieranno di mantenere questa modalità anche in futuro.

Quali sono gli strumenti e le piattaforme specifici che utilizzi ora?

Ho lavorato con diverse piattaforme, come Ablio, Converso e Zoom, e mi sono sempre trovata bene. I miei strumenti invece, sono il mio PC, la mia cuffia e un biglietto sulla porta di casa con su scritto: “Siete pregati di non suonare o bussare, conferenza in corso”.

Hai dovuto acquisire competenze ulteriori rispetto all’interpretariato in presenza?

Non proprio. Bisogna essere un po’ più pronti ad affrontare gli imprevisti, ma nulla in particolare.

Hai dovuto acquistare un hardware costoso (come cuffie e microfono, per esempio)?

Ho comprato delle cuffie con microfono online a un prezzo non troppo elevato e mi trovo molto bene. Anche i clienti sono contenti dell’audio, quindi perfetto!

Secondo te, il passaggio alla modalità remota ha avuto conseguenze sulle tariffe? I clienti chiedono sconti con più facilità?

Inizialmente ho temuto che sarebbe stato così, mi sono invece ricreduta. Finora ho lavorato alle stesse tariffe di prima. Quello che è leggermente cambiato è che ora si chiedono spesso delle tariffe per incarichi di 1 o 2 ore. In quel caso, applicare la mezza giornata è difficile, ma posso anche capirlo.

Come vedi il futuro di questa professione? Quando la pandemia sarà finita e le restrizioni verranno man mano allentate fino a scomparire, secondo te le due modalità di interpretariato arriveranno a coesistere?

Secondo me, sì. Non tutti torneranno in presenza e per me va benissimo. Ma sarò anche contenta di riprendere un treno, avere i colleghi in cabina con me e magari anche un pubblico.

Cosa consiglieresti a chi decide di affacciarsi a questa professione in questo momento storico?

Se si vuole davvero intraprendere questo percorso, non mi farei scoraggiare dal periodo che stiamo vivendo. Sicuramente è un periodo difficile e così sarà anche l’inizio, ma se lo si desidera veramente, vale la pena provarci. La cosa più importante è essere ben preparati, sempre aggiornati e pronti a mettersi in gioco. Un altro consiglio: trascorrete un periodo all’estero! Anche solo alcuni mesi di full immersion nella lingua, vi daranno sicurezza nella comprensione e gestione delle vostre lingue B e C.

Martina Stea
Martina Stea

Romana, classe 1987, consegue la Laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale nel 2012 presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel 2017 consegue un Master in Traduzione specializzata tecnico-scientifica nelle combinazioni linguistiche EN>IT ed ES>IT, presso l’Agenzia formativa tuttoEUROPA di Torino. Da allora è felicemente una traduttrice freelance, ma da ottobre 2018 fa anche dell’altra sua passione un lavoro: tra una traduzione e l’altra, infatti, Martina gira il mondo zaino in spalla come coordinatrice di viaggi di gruppo. La sua ambizione è diventare quanto più nomade digitale possibile.

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