Le competenze linguistiche del traduttore fanno sì che questi abbia davanti a sé svariate opportunità lavorative: una di queste è nel settore dell’accessibilità. In questo senso, il traduttore è chiamato a tradurre non da una lingua all’altra bensì da un canale all’altro. Nel caso dell’audiodescrizione, la “traduzione” avviene dal canale visivo a quello audio. Le immagini visive si trasformano quindi in immagini sonore, permettendo al pubblico cieco di accedere ai contenuti visivi. Questa tecnica è sempre più presente nelle programmazioni televisive, anche grazie alla legislazione che impone una percentuale di emissioni con audiodescrizione. È sempre più frequente anche la programmazione di spettacoli teatrali o serie e film audiodescritti su altre piattaforme digitali.

Ma cosa succede in altri contesti? Avete mai pensato, per esempio, a come si rende fruibile un museo? Può una persona cieca “vedere” un’opera d’arte? Le possiamo descrivere i colori? Come può notare le pennellate dell’artista?

Ho intervistato Viviana Merola, audiodescrittrice, Accessibility Coordinator per WordUp!Team, nonché ideatrice e coordinatrice didattica del corso “Esperto di accessibilità della comunicazione e dei contenuti culturali” di ISTRAD.

Come funzionano l’audiodescrizione museale e quella teatrale?

In altre occasioni abbiamo parlato dell’audiodescrizione filmica, che permette di rendere accessibili alle persone cieche e ipovedenti i prodotti audiovisivi; in realtà, questa tecnica è presente anche in altri ambiti come il teatro e il museo. Questi sono contesti in cui l’immagine è fondamentale, per cui l’audiodescrittore si trova a tradurre il linguaggio visivo in linguaggio verbale.

L’audiodescrizione teatrale deve descrivere quello che avviene nella scena nelle brevi assenze di dialogo degli attori, senza sovrapporsi alla musica o ai dialoghi, un po’ come avviene nell’audiodescrizione filmica con la differenza che, a teatro, lo spettacolo avviene in diretta.

L’audiodescrizione museale differisce dalle altre tipologie in quanto non si basa su immagini o azioni in movimento né ha come supporto il dialogo; l’oggetto da descrivere (sia esso una scultura o un dipinto) è statico. In questo caso, quindi, non ci sono i movimenti degli attori, ma colori, materiali, pennellate, ecc.

Entrambe le modalità di audiodescrizione possono essere fornite dal vivo (all’interno del museo e da una cabina presente nel teatro) o possono essere registrate per essere trasmesse su supporto audio (in cuffia, per intenderci). Nel caso del teatro, il pre-registrato è piuttosto rischioso perché gli attori intervengono in diretta: questo significa che gli attori possono improvvisare, possono dimenticare alcune battute, possono interagire con il pubblico in diretta oppure il ritmo dello spettacolo può variare. Per questa ragione, a teatro, si tende a preferire l’audiodescrizione in diretta, realizzata dallo speaker in cabina, o una modalità in semi-diretta (tecnica che stiamo sperimentando negli ultimi mesi).

Raccontaci qualche esperienza

Per quanto riguarda l’ambito museale, uno degli ultimi lavori che abbiamo curato come WordUp!Team è stata la mostra fotografica “Z – On pain and the unspeakable” di Giulia Laddago, in esposizione al Bloom di Mezzago (MB). Ogni fotografia era accompagnata da un cartello con un QR code da cui era possibile accedere all’audiodescrizione e a un breve commento della stessa artista. In questo caso, avevamo la fortuna di poter consultare Giulia per ogni dubbio. Ovviamente, il contatto diretto con l’artista non sempre è possibile (non potremmo consultare Dalí, per esempio…).

L’estate scorsa, in collaborazione con Associazione Fedora, come WordUp!Team abbiamo curato l’audiodescrizione dello spettacolo di danza “Triptych” della compagnia belga Peeping Tom, in occasione di Oriente Occidente (Rovereto), Festival Teatro Aperto (Reggio Emilia) e Torinodanza Festival (Torino). In questo caso, durante la stesura dello script, ho avuto modo di confrontarmi con la regista Gabriela Carrizo e di avere un contatto diretto con la compagnia. Anche per la stesura dell’audiodescrizione dello spettacolo “Monday” della compagnia Dynamis Teatro (Roma), in occasione di Pergine Festival, ho potuto riunirmi con l’attrice e autrice dello spettacolo e assistere alle prove generali. Invece, quando si audiodescrive un film, soprattutto di grandi produzioni, è quasi impossibile risalire al regista.

Il team di WordUp! in cabina a Reggio Emilia

Come si descrive una sensazione visiva? Vengono fatte metafore, associazioni sensoriali, o altro?

Attraverso l’audiodescrizione si cerca di tradurre l’esperienza visiva in un’esperienza sensoriale, facendo ricorso ad altri sensi. Per descrivere luci e ombre di un dipinto, si può ricorrere all’analogia del caldo e del freddo, per esempio, invitando il fruitore a immaginare di trovarsi davanti a una finestra: le parti del corpo in cui sente il calore sono quelle illuminate, mentre le altre sono in ombra. Anche per descrivere i colori possono essere usate analogie e metafore intersensoriali (tradizionalmente, i colori sono stati suddivisi in “caldi” e “freddi”).

Nel caso delle dimensioni dell’opera, il fruitore senza disabilità visiva è davanti al dipinto e vede chiaramente lo spazio che occupa; per trasmettere quest’informazione al fruitore cieco, si tende a usare analogie conosciute (per quanto ci possano sembrare scontate), per esempio: «Percorrere la sua lunghezza supporrebbe fare dodici passi, mentre la sua altezza è equivalente a quella di due persone di altezza media messe l’una sopra l’altra».

Inoltre, si possono offrire al pubblico dei profumi da annusare per ricreare l’atmosfera di alcuni dipinti.

L’audiodescrizione museale ha il vantaggio di poter essere accompagnata dall’esplorazione tattile delle opere: l’utente può toccare la riproduzione dell’opera (per ovvi motivi di conservazione, non è possibile toccare l’originale).

Anche a teatro ci si può avvalere del tatto. Come? Facendo toccare i costumi, gli oggetti di scena e le scenografie prima dello spettacolo. Nello spettacolo che ho citato prima, Associazione Fedora, oltre ad aver organizzato l’accessibilità dell’evento, ha curato anche una visita sul palco durante la quale il manager della compagnia ha fatto toccare la scenografia, gli oggetti e i costumi, con spiegazione annessa, poche ore prima dello spettacolo. Data la complessità del montaggio, oltre alla nostra audiointroduzione (traccia esplicativa che viene trasmessa in cuffia prima dello spettacolo), gli spettatori hanno toccato delle mappe tattili in rilievo delle scenografie degli atti successivi.

Esiste una formazione specifica per chi è interessato a diventare audiodescrittore museale?

Al momento, sono pochi i centri che offrono una formazione mirata a creare questa nuova figura professionale o sono dei corsi troppo brevi per offrire una formazione approfondita.

Ci sono dei corsi specifici organizzati dagli stessi musei, come “Il corpo della parola. La visione mentale dell’opera tra pensiero e azione”, organizzato dal Museo Tattile Anteros e suddiviso in sei incontri, o il “Corso di formazione sull’accessibilità ai beni culturali”, organizzato dal Museo Tattile Statale Omero e suddiviso in tre incontri.

Io ne ho seguito uno simile anche qui in Spagna, con l’Associazione Kaleidoscope, che si occupa delle visite accessibili all’Alhambra di Granada.

Nell’Esperto in Accessibilità di ISTRAD, di cui sono la coordinatrice, è previsto un modulo di “Accessibilità dei beni culturali e del patrimonio”, in cui si parla di sensi varianti, di supporti tattili, dell’audiodescrizione di opere pittoriche, scultoree, architettoniche e di buone pratiche.

Quanto è diffusa ad oggi l’audiodescrizione museale? Che tu sappia, quante strutture in Europa offrono questa opportunità ai visitatori?

Fortunatamente, l’accessibilità museale si sta diffondendo sempre di più in tutta Europa: nel Regno Unito, troviamo il British Museum, la National Gallery, il Tate Modern e il Victoria and Albert; in Spagna, troviamo il Guggenheim Bilbao, il Museo Nacional del Prado e il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía; in Francia, il Louvre, il Musée d’Orsay, il Centre Pompidou e il Musée des Beaux-Arts La Rochelle.

In Italia, i musei di riferimento sono: il Museo Tattile Statale Omero di Ancona, il Museo Tattile Anteros di Bologna, il Museo Tattile Varese, il Guggenheim di Venezia e il Museo Marino Marini di Firenze. Anche le Gallerie degli Uffizi, in collaborazione con Rai Pubblica Utilità, dall’anno scorso offrono le audiodescrizioni della mostra virtuale “Dante istoriato. A riveder le stelle”.

Nelle strutture appena citate è possibile usufruire di audiodescrizioni registrate o di visite guidate con audiodescrizione in diretta, di riproduzioni in rilievo o tridimensionali da toccare, oltre a visite in LIS o laboratori adattati per altre disabilità.

Come viene inquadrata la professione dell’audiodescrittore museale? Si lavora come freelance? Serve un patentino, come nel caso delle guide turistiche? E per l’audiodescrittore teatrale?

Solitamente, in questo settore, si lavora soprattutto come freelance. Nel caso dell’audiodescrizione filmica si può lavorare anche in-house perché esistono sempre più aziende specializzate.

Alcuni musei hanno un dipartimento di accessibilità, che si occupa anche della formazione degli audiodescrittori, per cui, a volte, è lo stesso personale del museo a occuparsi dei percorsi di accessibilità, a meno che non sia stato presentato un progetto specifico da altri enti o associazioni.

Anche nel caso del teatro, spesso l’accessibilità degli spettacoli viene realizzata a seguito di bandi presentati da enti o associazioni, in cui compaiono i contatti di aziende specializzate o di audiodescrittori freelance.

Approfondimenti

Se ti interessa approfondire l’argomento dell’accessibilità e dell’audiodescrizione in particolare, ti segnaliamo anche la puntata del nostro podcast “Tradurre” intitolata “L’accessibilità: audiodescrizioni e sottotitoli per sordi” e l’articolo sul nostro blog “Le professioni linguistiche: l’audiodescrittore. Intervista a Viviana Merola”.

Raffaella Moretti
Raffaella Moretti

Ha un master in Traduzione tecnica. È socia e financial manager di AlfaBeta, una società di consulenza per la comunicazione internazionale specializzata nel web. Coordina la European School of Translation e si occupa di web design, curando i siti web della scuola, della Giornata del Traduttore e dei tanti clienti di AlfaBeta.

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