Le tariffe dei traduttori sono tra gli argomenti più dibattuti nei gruppi professionali sui social. In diversi gruppi Facebook di traduttori mi capita spesso di leggere, soprattutto da parte di chi è alle prime armi, dubbi come questo: “Ho pochissima esperienza lavorativa nell’ambito della traduzione e non ho idea di quali possano essere delle tariffe adeguate senza che io possa apparire come qualcuno che si accontenta del primo lavoro disponibile“.

Uno dei problemi principali dei traduttori esordienti è legato proprio alle tariffe: c’è chi non sa quanto chiedere per un determinato lavoro, chi dice di aver guadagnato una cifra per poi scoprire che avrebbe potuto chiedere anche di più (e ricevere insulti di conseguenza nei suddetti gruppi), ecc. Quando si inizia, è difficile rendersi conto del valore del proprio lavoro e calcolare da sé le proprie tariffe, soprattutto se consideriamo che il traduttore non è un mestiere regolamentato da un albo che ne certifica la professionalità difendendo la categoria. Così, può capitare che chiunque (non solo un principiante ma anche un traduttore esperto) possa accettare incarichi a tariffe considerate “da fame” rovinando il mercato o che chi è all’inizio si convinca che se non offre una tariffa “da principiante” non inizierà mai.

Quali sono quindi le tariffe “giuste” o “standard”? E quelle “da principiante”? Sebbene ci siano strumenti online quali il Tariffometro (anche se un po’ datato) e il calcolatore di ProZ i quali, almeno all’inizio, sono utili per rendersi conto delle medie nazionali e internazionali, la realtà è che non esistono né tariffe standard né da principianti. Dobbiamo accettare, almeno razionalmente, che questo è un libero mercato e che non possiamo impedire a nessuno di applicare determinate tariffe, anche quelle che per noi sono improponibili, bassissime e quasi offensive, né possiamo vietare ai clienti di cercare le tariffe dei traduttori più basse sul mercato. Quello che invece possiamo fare come professionisti è parlarne tra di noi e sensibilizzare i colleghi, soprattutto quelli che si affacciano ora a questo mestiere, su quanto sia importante dare il giusto valore al proprio lavoro. La tariffa non è solo una mera remunerazione economica (cosa che comunque ha la sua importanza) ma anche un riconoscimento del valore di un professionista.

Che certe tariffe dei traduttori rasentino l’autosvalutazione è indubbio, ma è anche vero che, per stabilire le proprie, il ragionamento è fortemente personale e influenzato da fattori che hanno un peso diverso, e soggettivo, per ogni traduttore. Infatti, piuttosto che parlare di numeri e dare cifre, questo articolo si pone lo scopo di stimolare il ragionamento dietro le cifre, prendendo in considerazione alcuni fattori da tenere sempre a mente e da ponderare in base alle esigenze personali. Tale ragionamento riguarderà in particolare la traduzione settoriale, in cui le tariffe dei traduttori si intendono tendenzialmente a parola (del testo fonte), al contrario della traduzione editoriale in cui si intendono a cartella.

tariffe dei traduttori

Ore di lavoro giornaliere e quantità di parole l’ora

La prima cosa di cui bisogna rendersi conto è la media giornaliera di ore che si vuole/può/riesce a lavorare. Poi, il proprio volume di parole l’ora. Per calcolare tale volume, i primi tempi un metodo utile può essere quello di impostare un cronometro per vedere quante parole si riesce a tradurre in un’ora e, di conseguenza, stabilire la propria tariffa a parola allo scopo di capire, alla prova dei fatti, quanto rimane in tasca alla fine di una giornata di lavoro. C’è da dire, però, che la produttività oraria dipende a sua volta da diversi fattori:

  • se si lavora con CAT o senza
  • se si ha familiarità con l’argomento o meno: se si conosce l’argomento e si possiedono glossari e/o memorie di traduzione proprie o ci sono stati forniti dal project manager dell’agenzia, la ricerca terminologica sarà più rapida
  • la tipologia di testo e quindi la difficoltà dello stesso: anche qui, la valutazione è estremamente soggettiva e dipende dai propri campi di specializzazione. Per fare un esempio, chi è abituato a tradurre manuali tecnici impiegherà più tempo a tradurre testi per il marketing o per la pubblicità poiché richiedono una buona dose di creatività; viceversa, chi di solito traduce testi di marketing dovrà dedicare più tempo alla ricerca terminologica di fronte a testi tecnici. Più un testo ci risulta “difficile”, più tempo impiegheremo a tradurlo.

La domanda che bisogna sempre tenere a mente è: “quanto valgono il mio tempo e la mia professionalità?”.

Cliente diretto o agenzia di traduzione

Se è un cliente diretto a proporre l’incarico, vanno considerati altri due fattori: il tipo di testo originale e i costi di revisione. Se anziché file in formato editabile ed elaborabile mediante il nostro strumento CAT preferito, il cliente ci fornisce un testo su carta, una scansione sgualcita con parti scritte a mano o lascia a noi il compito di scaricare i testi dal suo sito web, al preventivo andrà aggiunto il costo corrispondente al tempo necessario per la formattazione del testo o la creazione dei file.

Per quanto riguarda la revisione, è preferibile puntare a offrire un servizio completo: trovare un revisore bravo ed esperto e fare al cliente un preventivo basato sulla propria tariffa a parola più la tariffa oraria del revisore (che, se la traduzione è fatta bene, potrà procedere con un ritmo di circa 1000 parole/ora). Se il cliente fa obiezioni, va spiegato che si tratta di un passaggio necessario per ottenere una traduzione come si deve. I clienti diretti spesso non hanno idea di quali siano le tariffe del nostro settore e a volte, davanti alle loro perplessità, vale la pena spiegare quanto lavoro comporta un determinato incarico; se abbiamo un atteggiamento professionale, molto spesso capiscono e accettano.

Se l’incarico viene proposto da un’agenzia, è importante valutare in che mercato opera: se, per esempio, si tratta di un’agenzia del Nord Europa, si potrà proporre un prezzo più alto di quello che si proporrebbe a una italiana. È bene fare ricerche online e informarsi sulle medie e sui range tariffari delle agenzie in base al Paese. Infine, poiché la maggior parte delle agenzie lavora con i CAT, va tenuta in conto anche la “scontistica sui fuzzy“: solitamente ogni agenzia ha la propria, ma possiamo provare a proporre la nostra.

Regime fiscale e luogo di residenza

La tariffa dipende anche dal regime fiscale di ognuno: se non abbiamo partita IVA dobbiamo considerare la percentuale di ritenuta d’acconto, se abbiamo partita IVA dobbiamo considerare le imposte (senza dimenticare la contribuzione previdenziale!) in base al regime forfettario, dei minimi od ordinario. Dobbiamo quindi considerare che la tariffa sarà lorda e che da quella andrà detratta una determinata percentuale di tasse ogni anno.

Inoltre, va tenuto conto sia del costo della vita nel proprio luogo di residenza sia del proprio tenore di vita.

Combinazione linguistica e scadenza

Se la combinazione linguistica dell’incarico proposto è più comune, tendenzialmente la tariffa dovrà essere più concorrenziale rispetto a una combinazione in cui la lingua di partenza è più particolare.

Se la scadenza è molto stretta e prevede la traduzione di una quantità di parole giornaliere superiore alla propria media, e dunque più ore di lavoro, lavoro in fascia “notturna” o nel fine settimana, è possibile applicare una maggiorazione adeguata in base all’urgenza.

Tariffe minime e negoziazioni

Come detto all’inizio, le tariffe “da principianti” non esistono: se si è agli inizi e si decide con cognizione di causa di accettare un incarico, significa che il prodotto che si consegnerà sarà una traduzione di qualità, da professionista, che non ha nulla da invidiare a quella di chi svolge questo lavoro da più tempo. Se non si può garantire questo risultato, meglio rifiutare l’incarico piuttosto che abbassare la propria tariffa. Alcune agenzie fanno leva sulla normale insicurezza e inesperienza di chi è nuovo del settore affinché ceda a una tariffa più bassa. Va bene negoziare, fa parte di questo mestiere (e non solo) ma, come autotutela, bisogna stabilire una propria tariffa minima da non abbassare mai, poiché scendere a un compromesso non significa né svendersi né lavorare gratis. E magari, una volta iniziata la collaborazione e instaurato un rapporto di fiducia, la tariffa potrà essere ritrattata e aumentata. 

Difendere la propria professionalità

La propria professionalità va sempre difesa, anche agli inizi. Offrire una tariffa bassa, oltre al danno al mercato, può portare a un ingenuo autosabotaggio: magari al cliente stesso sembrerà troppo bassa e automaticamente ci scarterà perché nella sua testa una tariffa bassa è sinonimo di qualità bassa. Bisogna quindi presentarsi ai clienti in modo sempre corretto, rimanendo con i piedi per terra, mostrando tuttavia anche una certa sicurezza in se stessi, come professionisti che meritano una retribuzione dignitosa e non intendono svalutarsi.

Se ti interessa approfondire l’argomento, nel nostro corso “4 settimane per diventare traduttore” abbiamo concentrato l’attenzione sulle competenze imprenditoriali e su altre competenze trasversali che possono aiutare i colleghi e le colleghe ad avviare la propria attività professionale.

Martina Stea
Martina Stea

Romana, classe 1987, consegue la Laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale nel 2012 presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel 2017 consegue un Master in Traduzione specializzata tecnico-scientifica nelle combinazioni linguistiche EN>IT ed ES>IT, presso l’Agenzia formativa tuttoEUROPA di Torino. Da allora è felicemente una traduttrice freelance, ma da ottobre 2018 fa anche dell’altra sua passione un lavoro: tra una traduzione e l’altra, infatti, Martina gira il mondo zaino in spalla come coordinatrice di viaggi di gruppo. La sua ambizione è diventare quanto più nomade digitale possibile.

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