Lo scorso 9 settembre si è tenuto il secondo appuntamento con la conferenza online LocFromHome. Dopo il successo della prima, di cui abbiamo parlato in questo blog, anche stavolta le 12 ore di streaming con 13 presentazioni e 5 tavole rotonde hanno coinvolto 30 relatori e più di 2000 partecipanti da 107 paesi.

Come sempre, gli stimoli e gli spunti di riflessione sono stati tanti, ma due interventi in particolare hanno richiamato la mia attenzione perché, in qualche modo, sono collegati: la tavola rotonda con Diego Cresceri, Max Troyer e Clysree Brown e la presentazione di Renato Beninatto. Il primo ribadisce l’importanza di una formazione adeguata, se si vuole intraprendere una carriera in questo settore, non solo dal punto di vista linguistico ma anche imprenditoriale, che dia anche un panorama completo di tutti i ruoli che è possibile ricoprire e di tutti i servizi che è possibile offrire per scegliere consapevolmente in cosa specializzarsi. È proprio sulla specializzazione che si concentra il secondo intervento, sia dal punto di vista delle aziende linguistiche sia da quello dei liberi professionisti, analizzando le ricerche di mercato non solo sui settori ma anche sui servizi di specializzazione.

“Formazione adeguata” e “panorama completo”: che cosa si intende

Può sembrare scontato, ma non lo è: parte tutto dalla formazione. Non ci si improvvisa traduttori solo perché si ha la passione per le lingue e non ci si improvvisa liberi professionisti se non si sa come emettere una notula o una fattura. “Se si vuole avere successo come traduttori freelance e fornitori di servizi linguistici, le capacità imprenditoriali sono importanti quanto le competenze linguistiche“, afferma Diego Cresceri. È dunque di fondamentale importanza, come abbiamo già detto in passato anche noi, saper scegliere un corso di studi/post-lauream che ci prepari sia dal punto di vista della lingua, sia della tecnologia (i CAT tool nello specifico), sia dal lato pratico e aziendale (quali servizi linguistici richiede il mercato? Quali figure popolano la filiera linguistica?), sia da quello finanziario e fiscale. Solo così si può uscire pronti a inserirsi subito nel settore. Sappiamo che in Italia le università sono ancora un passo indietro da questo punto di vista, ma non è giusto nemmeno generalizzare, in quanto ce ne sono alcune molto buone e professionalizzanti, così come molti istituti e corsi di formazione post-lauream, anche online (soprattutto nel periodo che stiamo vivendo).

Tuttavia, la responsabilità di una formazione adeguata non è solo delle università o degli istituti formativi, ma anche di noi traduttori, principianti e non: “L’università deve dare un input, deve formare la mentalità e l’attitudine, ma bisogna costantemente continuare a imparare con la pratica“, continua Diego Cresceri e fa l’esempio dei CAT tool: “Se se ne impara a usare uno all’università o con un corso, successivamente se ne possono imparare a utilizzare anche altri facilmente, con la pratica e l’esercizio”.

Max Troyer, professore associato di Translation and Localization Management presso il Middlebury Institute of International Studies, aggiunge che la responsabilità è anche del settore linguistico stesso che, secondo lui, “deve “pubblicizzarsi”, rendersi interessante, auto-divulgarsi per attrarre nuove persone e stimolarle a intraprendere la formazione e quindi la carriera linguistica”. E “rendersi interessante” significa anche illustrare tutte le varie sfaccettature del settore e le varie possibilità di carriera, sia in termini di servizi offerti, sia in termini di sbocchi professionali. Secondo Troyer, è solo avendo una visione a 360 gradi che chi decide di lanciarsi in questo settore può “analizzare meglio le proprie capacità, peculiarità e abilità e capire quanto in là può e vuole spingersi nel panorama linguistico”, facendo la scelta professionale più giusta per sé.

Ruoli e servizi

Sulla scia delle considerazioni di Max Troyer, Clysree Brown, project manager freelance in localizzazione, sottolinea quanto sia utile far conoscere la localizzazione (a iniziare dalla sua stessa esistenza!) nelle università e saper distinguere questo servizio da quello della traduzione affinché non vengano confusi, sebbene vadano di pari passo. Secondo lei “la traduzione è fare in modo che il messaggio arrivi dalla lingua 1 alla lingua 2, mentre la localizzazione è fare in modo che il prodotto nel suo insieme funzioni per il nuovo destinatario della lingua di arrivo. La localizzazione ha a che fare con la traduzione ma non si ferma alla traduzione: elementi come, per esempio, lo schema colori o il campo per l’inserimento dei dati devono essere appropriati e accurati per il nuovo destinatario”. Una differenza non banale, insomma, della quale bisogna essere consapevoli per capire quale dei due servizi si è in grado/si vuole offrire, se si vogliono/possono offrire entrambi ed, eventualmente, come formarsi al meglio per farlo.

Anche gli sbocchi professionali sono più di quanti si possano immaginare e dovrebbe essere compito degli istituti di formazione dare la possibilità agli aspiranti professionisti del settore linguistico di conoscere le peculiarità di ognuno per decidere dove indirizzare il proprio interesse. Il project manager in localizzazione, per esempio, non è solo abile nella localizzazione, ma ama lavorare con le persone, ha capacità di team building e sa individuare i talenti tra i fornitori di tale servizio, tutte doti innate che prescindono quelle linguistiche e si aggiungono a esse, aprendo numerose prospettive e possibilità all’interno del settore. Ma è necessario conoscerle, oltre a conoscere bene se stessi. L’Istituto di formazione di Max Troyer, per esempio, offre corsi di specializzazione come project manager, ingegneri di localizzazione, specialisti di desktop publishing, account manager, vendor manager, specialisti nel reparto vendite della localizzazione, ecc., con insegnanti attivi nel settore che utilizzano (e quindi trasmettono) tipi di testi e tecnologie sempre attuali e aggiornate.

Se si cerca bene e con queste consapevolezze, anche in Italia si possono trovare (per)corsi di formazione professionalizzanti e che permettano di specializzarsi in uno o più ruoli e servizi.

Specializzazioni ed esigenze di mercato

Formarsi a livello imprenditoriale e acquisire un panorama completo del settore linguistico vuol dire anche conoscere le esigenze di mercato: capire come e cosa i clienti acquistano prima di vendere i propri servizi è la chiave per decidere come specializzarsi. Questo vale sia per le aziende linguistiche sia per i traduttori freelance. Nella sua presentazione, Renato Beninatto si concentra quasi totalmente sulle prime, mostrando le ricerche di mercato di Nimdzi del 2019 sulle prime 100 aziende linguistiche nel mondo e presentandone i dati percentuali sui principali settori e servizi di specializzazione.

Il messaggio racchiuso nella presentazione di Beninatto, a mio avviso, si può applicare in gran parte anche ai traduttori: specializzarsi vuol dire differenziarsi agli occhi di chi acquista il servizio, vuol dire “parlare la lingua” del cliente, soddisfarne i bisogni specifici e arrivare quindi a spostarne l’attenzione non sul prezzo del servizio (cosa assai comune) ma sulla particolare specializzazione e sul particolare servizio. Vuol dire diventare unici agli occhi del cliente.

Quale strategia adottare, dunque, per concentrare i nostri sforzi su qualcosa che ci dia il famoso “valore aggiunto”? Secondo Beninatto, non ce n’è una giusta e una sbagliata. Anzi, magari all’inizio la specializzazione può anche avvenire “per caso”, perché è entrato un progetto su un determinato servizio in un determinato ambito, è andato bene e allora si decide di continuare su quella linea. Oppure si può decidere di specializzarsi per tipo di settore, per tipo di servizio, per combinazioni linguistiche o per tipo di tecnologia (CAT tool specifici per clienti specifici).

L’importante, però, è sapersi adattare, sapersi persino allontanare dai propri settori di specializzazione e saper cambiare in base alle esigenze di mercato: basti pensare a come se la sta passando in questo periodo chi è specializzato principalmente nel settore viaggi. Beninatto insiste sul fatto che la specializzazione non deve diventare il nostro nemico, ma deve essere una risorsa a nostro favore e sottolinea che ciò che definisce una mentalità imprenditoriale (azienda o freelance che sia) è la propria abilità di rischiare e accettare la sfida di provare a spingersi in campi dove nessun altro si è spinto, ma anche, allo stesso tempo, di andare dove vanno tutti gli altri, per mantenere l’equilibrio nei periodi di crisi.

Conclusioni e consigli

Il settore linguistico è in costante crescita, anche in questo momento difficile (magari una crescita più lenta, ma sempre costante) e in continuo cambiamento ed evoluzione, soprattutto dal punto di vista tecnologico. Per tenersi sempre aggiornati, informati e formati, dunque, ci associamo ai consigli dei relatori del LocFromHome II: è necessario alimentare il desiderio di imparare, approfittando anche dei numerosi corsi online disponibili in questo periodo di covid. Bisogna partecipare alle conferenze e agli eventi di settore e alle occasioni di networking (online ora e in presenza quando sarà di nuovo possibile), seguire i blog e tenersi attivi, anche dal punto di vista della consapevolezza di sé, di dove ci si vuole inserire e di cosa si vuole offrire.

E voi, dove vi inserireste/vi state inserendo/vi siete inseriti nella filiera linguistica? Quanto conoscete le figure professionali che la compongono? In che settori e servizi vi specializzareste/vi state specializzando/vi siete specializzati? Scrivetecelo nei commenti.

Martina Stea
Martina Stea

Romana, classe 1987, consegue la Laurea magistrale in Letterature e traduzione interculturale nel 2012 presso l’Università degli Studi Roma Tre. Nel 2017 consegue un Master in Traduzione specializzata tecnico-scientifica nelle combinazioni linguistiche EN>IT ed ES>IT, presso l’Agenzia formativa tuttoEUROPA di Torino. Da allora è felicemente una traduttrice freelance, ma da ottobre 2018 fa anche dell’altra sua passione un lavoro: tra una traduzione e l’altra, infatti, Martina gira il mondo zaino in spalla come coordinatrice di viaggi di gruppo. La sua ambizione è diventare quanto più nomade digitale possibile.

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