Giornate della traduzione lettertaria

La XVIII edizione delle Giornate della traduzione letteraria si è svolta nella cornice insolita della piattaforma Zoom. Grazie allo sforzo organizzativo dei curatori Stefano Arduini e Ilide Carmignani e della Fondazione Unicampus San Pellegrino, le Giornate hanno offerto anche quest’anno un’ampia panoramica sulla teoria della traduzione e sugli aspetti pratici del mestiere. L’alto livello dei contenuti e la generosità dei relatori hanno reso questa edizione una preziosa occasione di riflessione e di confronto fra traduttori, professionisti dell’editoria e studenti.

Alle Giornate abbiamo seguito i percorsi “Strumenti” e “La traduzione editoriale: istruzioni per l’uso” e vogliamo raccontarvi i punti salienti dei seminari dedicati alle figure di traduttore audiovisivo e adattatore-dialoghista, al rapporto fra traduttore e revisore e alla ritraduzione dei classici.

La battuta “deve aderire”: le professionalità di traduttore audiovisivo e adattatore-dialoghista

Nascita del doppiaggio - Valeria Cervetti

Chi ha iniziato a tradurre e adattare i film in lingua straniera? Valeria Cervetti ha aperto il suo seminario con un breve excursus storico sulla nascita del doppiaggio e dell’adattamento e sull’evoluzione dei ruoli di traduttore e adattatore-dialoghista. Dopo averci introdotti nella complessa filiera della traduzione audiovisiva in Europa e in Italia, ha approfondito le professionalità specifiche richieste alle due figure protagoniste della TAV, entrambe impegnate nello stesso processo di trasposizione culturale.

Il traduttore audiovisivo si occupa della traduzione dei dialoghi per il dialoghista, della traduzione dei sottotitoli (senza adattarli né sincronizzarli) e può anche produrre delle sceneggiature. Traduce (e non adatta) i dialoghi italiani del testo filmico di un qualsiasi prodotto audiovisivo, deve avere una formazione linguistica e traduttiva – imprescindibile soprattutto nel caso di testi filmici complessi – e deve porsi al servizio del testo di lavoro da affidare al dialoghista.

Diverse sono le competenze dell’adattatore-dialoghista, che può lavorare con tre tecniche differenti: il sincronismo ritmico labiale (per i film e le serie TV), il sincronismo ritmico non labiale (per i reality), l’oversound (per i documentari) e l’adattamento dialoghi. Elabora e adatta i dialoghi in lingua straniera di un testo filmico ed è l’autore dei dialoghi in italiano, quindi il suo lavoro ricade nel diritto d’autore come per i traduttori editoriali.

L’adattamento è un tipo di traduzione in cui il ritmo di una frase riveste il ruolo più importante: la battuta italiana dovrà cercare di “mantenere i battiti” dell’originale, come si dice in gergo. L’adattatore deve capire e trasporre nella battuta italiana tutto ciò che fa parte di quella originale, rispettando il ritmo della recitazione e tenendo conto anche di pause ed esitazioni. Chi adatta non deve semplicemente scrivere l’adattamento, ma recitarlo sul muto a video e provare la battuta finché non va perfettamente per ritmo, labiali, tempo, esitazioni, pause e prossemica dell’attore. La battuta “deve aderire” alla faccia dell’attore.

L’importanza dello scambio: il rapporto fra traduttore e revisore

Traduttrice e consulente editoriale di letteratura per ragazzi, Maria Bastanzetti considera la traduzione, la revisione e la redazione un tutt’uno e quando traduce presta sempre molta attenzione anche alla parte redazionale, sapendo quanto sia complicato sistemare alcune cose a posteriori. La sua esperienza nella filiera editoriale le ha permesso di apprezzare l’importanza dello scambio fra traduttore e revisore.

Come la fase di traduzione richiede grande attenzione verso il testo originale, quella di revisione esige rispetto per il lavoro autoriale del traduttore di quel testo. Di fronte a una scelta perfettamente congrua del traduttore, il buon revisore si astiene dall’apportare un cambiamento solo sulla base del proprio gusto. Il traduttore che provvede ad autorevisionarsi e consegna un lavoro ben confezionato permetterà al revisore di concentrarsi sulla parte più interessante e utile, per rendere la traduzione la migliore possibile.

La revisione consiste in due passaggi fondamentali: una prima lettura redazionale e successivamente una lettura più strutturale e formale. Nel primo passaggio si controlla in particolare la coerenza nella scrittura dei nomi e si verifica la correttezza delle impostazioni redazionali, soprattutto per i dialoghi. Il secondo passaggio sarà la lettura che riguarda gli aspetti contenutistici, formali e strutturali: la parte più bella e complessa, il momento in cui si mettono realmente le mani sul testo. Se traduttore e revisore lavorano a stretto contatto, il traduttore avrà modo di motivare le proprie scelte e il revisore saprà perché una scelta è stata fatta e sarà facilitato nel proporre eventuali alternative.

Particolare attenzione da parte del revisore richiedono i dialoghi, sempre fondamentali ma ancor più caratterizzati nei romanzi per ragazzi o nella narrativa Young Adult. Leggendo a voce alta, il revisore trova il modo di far emergere il parlato più spontaneo e naturale possibile, perché il testo scritto risuoni come una voce vera nella mente del lettore.

Nei panni di un altro traduttore: interpretare due voci in un solo romanzo

Il colore viola - SUR

Perché ritradurre a distanza di quindici anni un romanzo che ha già una valida traduzione italiana? Con questa domanda Andreina Lombardi Bom ha aperto il seminario dedicato alla sua ritraduzione de Il colore viola per SUR. Oltre a motivi più classici come l’evolversi della lingua e della percezione di una cultura altra nella mente del lettore, si ritraduce per offrire un’interpretazione nuova del testo, in senso teatrale e musicale, perché ogni traduttore interpreta il testo secondo la propria sensibilità e magari decide di metterne in risalto alcune parti rispetto ad altre.

Come interpretare, dunque, un testo così particolare come Il colore viola? Il romanzo è narrato da due voci diverse, che usano due lingue diverse. La prima è la voce della protagonista Celie, che parla il Black American English degli schiavi, in parte elaborato per farsi capire meno dai bianchi. È il linguaggio di una minoranza che si rassegna ad essere tale. L’altra metà del testo è invece scritta in un inglese standard, quasi colto in certi passaggi: a narrarla è la voce della sorella Nettie, che ha potuto studiare, ha lavorato con persone istruite, ha vissuto fuori dal villaggio natale e addirittura fuori dagli Stati Uniti, e nei circa trentacinque anni che costituiscono l’arco temporale del romanzo ha sviluppato un linguaggio molto più sapiente, pur mantenendo una radice personale in comune con Celie.

Il primo scoglio da affrontare è stato interpretare il linguaggio: i capitoli narrati da Celie sono scritti in un inglese fonetizzato, senza una tradizione scritta, che percorre tutta la narrazione ma si evolve in parallelo al personaggio; il lessico e la sintassi dei primi capitoli sono più grezzi e limitati e la cosa più difficile è stata far evolvere questo “scrivere male” nel corso del testo. Lombardi Bom ha provato a “dialettizzare” la sintassi, scomponendo e rimontando le frasi in modo che suggerissero non un dialetto ma un uso particolare della lingua.

La parte narrata dalla seconda voce, quella di Nettie, ha un periodare più lungo, in cui si sente l’eco dei libri di scuola e per ragazzi, dei libri che le danno le persone che la accolgono in casa. Il salto linguistico tra le due voci è tale che fra un capitolo narrato da Celie e uno narrato da Nettie per la traduttrice è stato necessario attivare interruttori mentali diversi, come se dovesse entrare nei panni di un altro traduttore.

Appuntamento a Rimini per la XIX edizione

Vi abbiamo offerto solo un piccolo assaggio del programma dei seminari che per tre giorni hanno suscitato domande e scambi fra colleghi, seppure a distanza. Alla chiusura dei lavori, Stefano Arduini ha dato appuntamento per l’anno prossimo a Rimini. Ci auguriamo anche noi di poter partecipare in presenza alla XIX edizione delle Giornate.

Silvia Pellacani
Silvia Pellacani

Germanista di formazione, con particolare interesse per la storia e la cultura tedesca del Novecento. Dal 2010 traduce da tedesco e inglese in italiano nei settori legale, commerciale, marketing, turismo ed enogastronomia. In ambito editoriale si occupa di letteratura per ragazzi e narrativa breve. Per EST ha coordinato il progetto ‘Sul treno per Dovevuoiandaretu’, in collaborazione con i Dragomanni (e-book, Streetlib 2013). Ha tradotto dallo spagnolo i racconti “Gráfili”, “Lettere a passo di lumaca”, “Corrispondenze” e “Refusi” per l’antologia dello scrittore argentino Norberto Luis Romero ‘Un re capriccioso e indolente’ (e-book, Streetlib 2014).

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