La “depersonalizzazione” è un concetto chiave per la figura professionale dell’interprete: il suo compito è quello di mettersi a disposizione di oratori e ascoltatori per favorire la comunicazione in modo imparziale, oggettivo e distaccato. Ma cosa succede quando ci si ritrova a dover interpretare tematiche estremamente forti, delicate e sensibili, come nel periodo che stiamo vivendo?

Una delle sfide più grandi che gli interpreti devono affrontare in cabina è quella di rimanere imparziali e avere autocontrollo: ciò significa essere in grado di trasmettere le informazioni mantenendo i nervi saldi e gestendo al meglio le emozioni.

Anche se si è ben preparati, tutto questo diventa ancora più difficile quando si trattano temi ad alto impatto emotivo, come è successo all’interprete Kateryna Rietz-Rakul lo scorso 27 febbraio. Rietz-Rakul stava interpretando in tedesco il discorso del Presidente ucraino Zelensky sull’invasione dell’Ucraina da parte della Russia quando le potenti parole del Presidente hanno duramente sconvolto chiunque fosse all’ascolto. Ne sono rimasti turbati non solo gli spettatori, ma anche la stessa interprete, che ha proseguito il suo intervento con la voce rotta dall’emozione fino a che non si è vista costretta a fermarsi e a chiedere scusa al pubblico.

In una video-intervista rilasciata qualche giorno dopo alla rivista MultiLingual (potete trovarla qui), Rietz-Rakul racconta che dopo quell’episodio ha temuto di aver perso il lavoro.

Ho pensato: “Ora ti diranno che è stato bello lavorare con te ma che ovviamente non sei adatta per questo incarico”. […] Così mi sono seduta e la responsabile della trasmissione è corsa da me. Mi ha abbracciato e mi ha detto: “Mi dispiace molto e ti sono vicina. Stai facendo un ottimo lavoro. Va tutto bene, tutti sappiamo come ti senti”.

Kateryna Rietz-Rakul

Gli interpreti professionisti sono da sempre considerati un canale invisibile e imperturbabile, fondamentale per la comunicazione internazionale. Va ricordato, però, che si tratta di un canale umano, per cui non è raro che le emozioni a volte giochino un brutto scherzo e possano prendere il sopravvento durante il processo di interpretazione, specialmente se i temi trattati sono caldi e spinosi.

In un periodo così teso come quello della guerra, infatti, la pressione emotiva non è facile da gestire. L’interprete Kateryna Rietz-Rakul non è un caso isolato: qualche giorno più tardi, un altro interprete ha dovuto fare i conti con un intervento del Presidente Zelensky al Parlamento europeo. Ascoltando il discorso del Presidente, l’interprete Victor Shevchenko è scoppiato in lacrime mentre stava portando a termine la sua interpretazione verso l’inglese. È bastato un momento per scatenare un’onda mediatica davvero significativa, che ha finalmente puntato i riflettori sul lavoro discreto, e al tempo stesso complesso, degli interpreti di conferenza.

Queste sono le parole di Alison Graves, Direttrice per l’Interpretazione al Parlamento europeo, dopo l’accaduto.

Quello che è successo a Victor, l’emozione che si percepiva nella sua voce, ha davvero messo in luce ciò che il Presidente Zelensky stava dicendo… Tutti hanno improvvisamente capito la sensazione provata dalle persone coinvolte e ne sono rimasti molto scossi.

Gli episodi accaduti qualche settimana fa rappresentano le difficoltà quotidiane con cui gli interpreti convivono già dalle loro primissime apparizioni al Processo di Norimberga (1945-1946). Basti pensare che i primi interpreti in quell’occasione furono ebrei o ex prigionieri dei campi di concentramento fortemente coinvolti nella vicenda. Dalle testimonianze dell’epoca, risulta che i primi interpreti abbiano svolto un lavoro straordinario, nonostante la rabbia e le lacrime versate in cabina.

Processo di norimberga

Oggi la professione si è evoluta, sia in termini di sviluppo delle competenze (più ore dedicate alla preparazione, all’esercitazione e alla valutazione), che in termini di progresso tecnologico (i dispositivi attuali favoriscono dei processi di interpretazione molto più precisi e immediati). In alcune occasioni, però, gli ostacoli legati all’emotività e alla “depersonalizzazione” dell’interprete possono sembrare insormontabili. 

Ogni grande professionista dell’interpretazione di conferenza sa bene che l’unica soluzione per sfuggire a questo tipo di situazioni delicate e conflittuali è quella di dividersi in due, prendere le distanze e lasciare la propria identità da parte, anche se spesso si soffre insieme all’oratore: basta poco per lasciarsi coinvolgere emotivamente, ma è importante ricordare che anche la sensibilità è segno di professionalità.

Alessia Bosi
Alessia Bosi

Studentessa all’ultimo anno della Laurea magistrale in Specialized Translation presso il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna – Campus di Forlì, Alessia è una traduttrice che non vede l’ora di mettere le mani in pasta. Le sue lingue di lavoro sono l’inglese, lo spagnolo e l’arabo. Durante il percorso accademico, ha frequentato due anni presso l’Universidad de Granada, conseguendo una Laurea a Doppio Titolo. Terminati gli studi, vorrebbe lavorare nel mondo della sottotitolazione e del doppiaggio, anche se ama la traduzione in tutte le sue sfaccettature, da quella letteraria a quella tecnico-scientifica.

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