Svolgere una professione nel settore della traduzione audiovisiva significa immergersi in un tipo di traduzione specialistica applicata a prodotti multimediali, come serie tv, film, documentari, video promozionali e tanto altro, con l’obiettivo di renderli fruibili in lingue diverse e per culture diverse. Le figure che entrano in gioco in questo campo sono i traduttori audiovisivi, che si dividono principalmente in sottotitolisti (anche per sordi), adattatori-dialoghisti per il doppiaggio e audiodescrittori. Ma quali sono le competenze del traduttore audiovisivo?

Il suo lavoro consiste in trasporre i diversi linguaggi che caratterizzano i materiali cinetelevisivi (lingua scritta e orale, immagini, suoni, etc.) per un pubblico specifico, adattando i prodotti audiovisivi verso una lingua e una cultura di destinazione.

Oltre a un’ottima padronanza linguistica, un’eccellente conoscenza delle tecniche traduttive e un buon uso degli strumenti tecnico-informatici necessari, abbiamo individuato 5 competenze che ogni traduttore audiovisivo non dovrebbe sottovalutare.

Avere delle nozioni di storia del cinema e grammatica filmica

Come per ogni disciplina, anche il mondo dell’audiovisivo ha una sua teoria da dover mettere in pratica. I principi teorici del linguaggio cinematografico si sviluppano e si evolvono nel corso della storia del cinema, portando alla creazione di una vera e propria grammatica filmica, ovvero un insieme di elementi che, composti insieme, permettono di realizzare un’opera audiovisiva.

Regole grammaticali principali per la realizzazione di un’opera audiovisiva

Ogni regista applica la grammatica filmica a suo piacimento in base al prodotto che sta realizzando (come ogni scrittore utilizza liberamente la sintassi durante la stesura di un romanzo). Avere delle nozioni di storia del cinema, grammatica filmica, montaggio e fotografia, quindi, risulta molto utile al traduttore audiovisivo, poiché permette di avere una visione a tutto tondo sul prodotto che si sta traducendo e di comprendere ogni scelta del regista al fine di realizzare un adattamento fedele all’originale.

Conoscere il funzionamento della filiera e la relativa terminologia tecnica

Per il traduttore audiovisivo è fondamentale conoscere il funzionamento della filiera dell’industria audiovisiva, in quanto il traduttore stesso è parte del processo di post-produzione dedicato all’edizione dell’opera audiovisiva prima della sua distribuzione in un paese straniero. Trovare e riconoscere il proprio posto nella filiera consente al traduttore di avere maggior consapevolezza del proprio ruolo e delle proprie responsabilità e di sapersi rapportare al meglio con colleghi e clienti.

La filiera cinematografica secondo uno schema fornito da ANICA (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche Audiovisive e Digitali)

Inoltre, per il traduttore audiovisivo, è essenziale masticare la terminologia tecnica impiegata dagli esperti del settore, che si rivela un’importante risorsa per favorire la comunicazione tra i professionisti della filiera. Trovate un glossario molto interessante a questo link.

Prendere confidenza con i principi base della recitazione e i segni convenzionali del doppiaggio

Un’ulteriore competenza che ogni traduttore audiovisivo non dovrebbe sottovalutare è quella di avere dimestichezza con i principi base della recitazione, come l’uso della voce, le appoggiature, i respiri, le aperture e le chiusure di battuta. Questi elementi vanno tenuti in considerazione durante il processo traduttivo, in modo da conferire la giusta enfasi ai dialoghi e rispettare i tempi degli scambi tra gli attori.

In più, è importante prendere confidenza con i segni convenzionali della scrittura del copione italiano, che risultano davvero utili non solo al doppiatore, ma anche alla figura del traduttore.

Essere in grado di studiare e comprendere i personaggi

Tradurre un prodotto audiovisivo significa trasmettere le parole, le emozioni e i sentimenti dei personaggi in una lingua diversa da quella originale, tenendo conto anche della cultura per la quale si sta realizzando la versione tradotta. Per questo motivo, è di estrema importanza saper studiare e comprendere i personaggi nella loro profondità.

Questo permette al traduttore audiovisivo di calarsi nel linguaggio del film, comprendere le scelte linguistiche dei personaggi ed esaminare le loro peculiarità, tenendo sempre a mente che, rispetto ai personaggi dei romanzi, quelli cinetelevisivi hanno una connotazione ben chiara e visibile, lasciando poco spazio all’immaginazione. Essere in grado di analizzarli, dunque, consente al traduttore di creare un adattamento che rispecchi un’esperienza il più possibile analoga all’originale, minimizzando le difficoltà del passaggio da una lingua all’altra.

Saper analizzare il prodotto audiovisivo

L’ultima competenza che ci interessa menzionare è quella di saper analizzare il prodotto audiovisivo. Prima di tradurre qualsiasi materiale seriale o cinematografico, è fondamentale comprenderlo nel dettaglio, dal momento che ogni elemento influisce sulla traduzione: è importante esaminare lo stile e il ritmo dei dialoghi, gli eventuali riferimenti a elementi esterni, la presenza o meno di comicità, la colonna sonora, la fotografia, la scenografia, etc.

Inoltre, l’abilità del buon traduttore audiovisivo è quella di sapersi giostrare tra i vari livelli del prodotto filmico e di coglierne le idee chiave, così da trasmetterle nel proprio adattamento rendendole fruibili a un pubblico diverso da quello originale. Per approfondire il tema vi consigliamo di leggere questo articolo.

Insomma, una buona dose di cinefilia è la chiave per svolgere al meglio questa professione.

Ora tocca a voi, che ne pensate? Avete individuato altre competenze che ogni traduttore audiovisivo dovrebbe potenziare? Suggeritecele nei commenti.

Alessia Bosi
Alessia Bosi

Studentessa all’ultimo anno della Laurea magistrale in Specialized Translation presso il Dipartimento di Interpretazione e Traduzione dell’Università di Bologna – Campus di Forlì, Alessia è una traduttrice che non vede l’ora di mettere le mani in pasta. Le sue lingue di lavoro sono l’inglese, lo spagnolo e l’arabo. Durante il percorso accademico, ha frequentato due anni presso l’Universidad de Granada, conseguendo una Laurea a Doppio Titolo. Terminati gli studi, vorrebbe lavorare nel mondo della sottotitolazione e del doppiaggio, anche se ama la traduzione in tutte le sue sfaccettature, da quella letteraria a quella tecnico-scientifica.

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