Quando vedo che c’è un curriculum del traduttore nella posta, cerco sempre di perdere 40 secondi del mio tempo a leggerlo. Come quando vado in biblioteca e scelgo un libro, lo sfoglio velocemente alla ricerca di una parola o di un’immagine che mi colpisca e mi faccia pensare “Wow, sì”. Letto bene? 40 secondi. Coi curriculum* è la stessa cosa. Ma allora, come si fa a farsi riconoscere dall’immortale silenzio? Provo a spiegarvi le mie sensazioni.

Prima cosa: siamo traduttori freelance, non operai non specializzati. 

Secondo me, il curriculum-formato-europeo-NO. 

No, perché a colpo d’occhio non vedo brillare alcuna competenza. E il tempo passa. Tic tac, tic tac. 40 secondi sta al tempo reale come “Almeno un milione di scale” sta alle scale che ho realmente fatto nella vita.  

Un formato grigio, piatto e da pubblica amministrazione.

Io, invece, voglio ammirarti, collega o futuro tale, voglio pensare, “No, guarda, figo”. Voglio vedere le tue competenze sul foglio come piume di pavone su sfondo avorio (fine e che non impegna), come oggetti preziosi di un egittologo dell’Ottocento.
O almeno non dovere pensare “Ho consumato inutilmente il tasto del mouse, quando ci ho cliccato sopra”. Spero di non peccare di superbia, solo di spiegare il mio punto di vista, cercando di farvi capire che cosa succede quando inviate un CV.
Per ovvi motivi, userò il mio curriculum e la mia esperienza personale come esempio e tutti gli screen che vi proporrò sono stati, come immaginerete, creati ad hoc per esasperare il mio punto di vista, giusto o sbagliato che sia.

La prima cosa che ho capito ragionando su me stessa è che il mio curriculum era del tutto privo di un filo logico. Non raccontava una storia, spiaccicava dei lavori su un foglio. Sostanzialmente, era noioso. Com’è che sono passata da un settore all’altro? Cos’è successo? Che cosa c’entra la traduzione medica con l’audiovisivo? Perché scrivo su Internet?*

Dati personali del curriculum del traduttore: nome e cognome

Quando mi presento, dico a stento il mio cognome. Non tiro fuori anche il numero della pratica di reversibilità della pensione di nonno. Può essere rilevante il Paese di residenza, se è diverso da quello dove ha sede l’agenzia per cui vi candidate. Ma non vi verremo a cercare a casa, no, mai, per nessun motivo. 

La foto nel curriculum del traduttore

Prendo a caso, da Internet, alcune foto che non metterei sul curriculum e nemmeno sulla lapide. Cose dette e ridette, ma andiamo per ordine.

Foto in cui il candidato non è da solo: ✘

Foto con il cane, il gatto, il canarino: ✘

Foto con la corona d’alloro: ✘

Foto al pub: ✘

Foto che sembrano prese da Stockfoto, con le mani sulla tastiera o le cuffie da interprete: ✘

Foto sgranate, fatte con la webcam, in cui il candidato guarda altrove: ✘

Passano invece

Foto in cui il candidato è da solo e guarda l’obiettivo: ✓

A sinistra: foto da NON allegare al curriculum

Postilla: ci tengo in particolare a richiamare la vostra attenzione su certe pratiche deplorevoli venute a galla nelle ultime settimane e prontamente segnalate da un solerte collega: la cimiterialità dei siti per traduttori spesso contamina anche la grafica e la fotografia presenti sul curriculum del traduttore.  

Ecco un esempio di foto da NON allegare al curriculum.
Ecco un esempio di foto da NON allegare al curriculum.

Recapiti e contatti

Ecco, questi sì che ci servono. Ci serve un indirizzo email e un numero di telefono, e magari entrambi attivi. Allora, kikkettapanterona84@email.it e marcomasiniforever@email.it NON SONO indirizzi accettabili***. Poi, controllatela, la posta elettronica. 

Esperienze lavorative

Specialmente chi si è appena laureato si troverà di fronte alla sindrome della pagina vuota, al momento di compilare la sezione “Competenze / esperienze lavorative”.
Tiriamo fuori quel che ci interessa. Esperienze lavorative nel settore della traduzione: zero. Hai fatto la maschera al cinema, il gelataio, la baby sitter e il bagnino? Tiriamo fuori qualcosa lo stesso. Prendo me come esempio. 

Dal 2006 al 2009 ho lavorato in bar e enoteche. Escludiamo i bar eccessivamente trucidi e i turni in nero in discoteca come barback, luoghi in cui comunque ho imparato a essere sempre inattaccabile perché ero la più piccola, guardiana del deposito di barili scaricati.


Ecco, se ho tenuto il cervello acceso, posso dire che l’esperienza di un anno in una vineria storica ha sicuramente generato competenze. So un sacco di cose sui vini e sui liquori, cose che ho imparato lavorando lì. Negli anni, mi è rimasto un gusto sofisticato per il vino e il whisky. Probabilmente, sceglierei me, per un lavoro di enologia o per tradurre un sito di distillati. 

Ho giocato a pallavolo tutta la vita, una volta anche a un certo livello: sarò più competente di un traduttore affermato che è campione intercontinentale di Mah Jong e non si è mai alzato dal divano. Anche questa è una competenza. 

Soffro settimanalmente per le sconfitte del Genoa: conosco i ruoli del calcio, le regole, le squadre. Conosco il dolore e la fedeltà. Sono competenze e non si buttano via. 

Se nel tempo libero mi interesso di entomologia, lo scrivo e sollevo il project manager dall’incubo di aprire 187 slide con dei close-up sulle uova di blatta. Non è il mio caso, ma mi ricorderei di un appassionato di entomologia. 

Questi sono esempi stupidi ed esasperati, per dire che spesso c’è un motivo se i curriculum non ricevono risposta: è perché non dicono niente. 

Il vostro curriculum deve raccontare una storia, deve essere un pdf parlante che rispecchi la personalità di chi lo invia. Il curriculum del traduttore non è il luogo dove essere umili e timidi: è un’istantanea in cui dobbiamo decidere se essere spigliati e simpatici o seri e impettiti. A seconda dell’interlocutore, ovviamente. Il curriculum è un testo di marketing, non una lista noiosissima di cose-che-ho-fatto. 

Competenze linguistiche

I CAT, signori miei, i CAT. Vogliamo i CAT. Sì, lo diciamo senza alcun timore: noi-usiamo-i-CAT. Certo, Trados è sicuramente una bella spesa da affrontare, ma online ci sono molti strumenti gratuiti che possono farne tranquillamente le veci. Il primo che mi viene in mente è MateCat, ma ci sono anche SmartCat e Lilt. Che sappiate usare Office vorremmo darlo per scontato! Stupiteci: sapete usare InDesign o altri strumenti di Adobe? Vi dilettate con strumenti di montaggio, avete fatto 3 anni di architettura e sapete usare AutoCAD? Ditecelo!

Patente di guida

A meno che non vi candidate come autista, di solito lascia abbastanza indifferenti. O che non abbiate la patente del camion o dell’eliambulanza, e una storia da raccontare. 

*Prima che vi venga voglia di dire che “La Stagnaro non sa il plurale di curriculum”, leggete che cosa dice la Crusca qui.

**Probabilmente nonna non ha ancora ben capito che non faccio la graffitara e che Internet non è il muro del bagno della stazione

***Kikkettapanterona è una citazione. Trovate la fonte cliccando qui.

Valentina Stagnaro
Valentina Stagnaro

Laureata in Lingue, dopo anni di tribolazioni scopro che esiste un luogo abbastanza grande da contenere il prodotto della mia grafomania: il web. Mi occupo di audiovisivi e sono la cura umana alla vostra sindrome da pagina bianca. Se vi serve una cat-sitter, sono altrettanto qualificata.

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